C’è qualcosa di ostinato nel modo in cui il filo di ferro prende forma. Una produzione composita, insistita, come a ricercare, a vivificare, nel ripetersi di immagini, un’ossessione sfocata. Le linee di filo metallico attraversano lo spazio con precisione, come il filo che le Moire tendono nell’ombra, indifferenti e precise. Ogni curva, ogni tensione, ogni nodo è una presenza silenziosa che risuona nella mente di chi guarda, nell’aria che il filo divide e attraversa, irriconoscibile e familiare allo stesso tempo, come il destino che torna in forme sempre diverse ma sempre riconoscibili a chi sa
fermarsi a guardare.
Nel silenzio stratificato del Museo di Portogruaro, le sculture in filo di ferro di Giovanni Pinosio si intrecciano con la memoria delle pietre antiche, disegnando una mappa sospesa di corpi, segni e
visioni.
"Nel panorama della giovane scultura contemporanea italiana, Giovanni Pinosio emerge come un artista capace di tessere un linguaggio personale, fluido, poetico. Con Alchimie Marine, Pinosio porta a compimento una ricerca che unisce gesto, materia e pensiero in un corpo unico e vibrante."
Il percorso artistico di Pinosio nasce da una riflessione intima: “Che cos’è la voce?, Come tradurre in scultura le sensazioni che provo mentre canto?” . Da queste domande iniziali si dipana un filo che esplora concetti come leggerezza, essenzialità, pieno e vuoto, aria.
The sculptor has listened to the shadows of his drawings, questioned the slender and subtle elephant heads and has gone elsewhere, taking with him all the wonder and inner strength of that lightness.
Cosi come Anatomia è per Pinosio l’arte di saper guardare e conoscere, fuori e dentro sè stessi, anatomizzare un giardino significa entrare nell’anima della materia e della Natura, connettendosi alla bellezza che ci circonda e fondersi con essa.
Nessuno è vuoto, ma ognuno di noi, con il proprio corpo vuoto, può sperimentare il vuoto. Nobody is empty but…no…body is empty.
"Queste opere rappresentano degli amanti, dei contemplativi colti nelle loro espressioni emotive. Espressioni come l’amore che, al pari del mare e del vento, se oggi ci calma, ci sostiene e ci eleva, domani potrà, in uno solo istante, anche turbarci e dividerci."
Mi piace usare una specie di ossimoro per definire lo stile scultoreo di Giovanni Pinosio: minimalismo barocco. Il barocchismo di Pinosio è una somma di tratti essenziali sovrapposti, che sviluppano il discorso del corpo nel tempo e nello spazio.
In una originalissima fusione tra il piano del disegno e la tridimensionalità della scultura, Giovanni Pinosio mette in campo elementi complessi come vuoto e immaterialità.
C’è qualcosa di ostinato nel modo in cui il filo di ferro prende forma. Una produzione composita, insistita, come a ricercare, a vivificare, nel ripetersi di immagini, un’ossessione sfocata.
Nel silenzio stratificato del Museo di Portogruaro, le sculture in filo di ferro di Giovanni Pinosio si intrecciano con la memoria delle pietre antiche, disegnando una mappa sospesa di corpi, segni e visioni.
"Nel panorama della giovane scultura contemporanea italiana, Giovanni Pinosio emerge come un artista capace di tessere un linguaggio personale, fluido, poetico. Con Alchimie Marine, Pinosio porta a compimento una ricerca che unisce gesto, materia e pensiero in un corpo unico e vibrante."
Il percorso artistico di Pinosio nasce da una riflessione intima: “Che cos’è la voce?, Come tradurre in scultura le sensazioni che provo mentre canto?” . Da queste domande iniziali si dipana un filo che esplora concetti come leggerezza, essenzialità, pieno e vuoto, aria.